FALLOUT

(In collaboration with Simon Troger)


Documentary “Fallout” - 5'40” (audio en - sub ita)

Video loop sculpture - environmental measures

Light design - red led

Painting on gloss and Maps

2024

Video sculpture

Documentary

IT | 


“Fallout” è un’installazione site-specific che interroga la fragilità dei sistemi viventi e il modo in cui le trasformazioni ambientali alterano la percezione di ciò che è organico, tecnologico e relazionale. Al centro, una video scultura struttura il dispositivo visivo dell’opera: tre proiezioni mostrano gazze ladre immerse in un ambiente neutro, progressivamente ricoperte da terra bianca. L’azione non è rappresentativa ma fenomenologica: un processo di occultamento che restituisce allo sguardo la misura dell’irreversibile. La terra agisce come materia liminale, luogo di confine tra il biologico e l’inorganico. In essa si condensa una doppia tensione: purificazione e annientamento, memoria e cancellazione. Le gazze, simboli ambigui di sopravvivenza e furto, diventano figure di un ecosistema in disgregazione, soglie sensibili tra istinto e intelligenza, tra organismo e segno. Il documentario introduttivo non funziona come apparato esplicativo, ma come campo di immersione cognitiva: espone i dati empirici della crisi climatica e li riconduce a una percezione sensibile del tempo. Il passaggio dal reale al simbolico non è narrativo, ma ontologico. Un fascio di luce rossa attraversa lo spazio espositivo come presenza analitica, non emotiva. Agisce sul corpo dello spettatore, modificando la profondità percettiva e instaurando una tensione tra visibilità e sparizione. In dialogo con disegni, mappe e diagrammi, la luce definisce un campo epistemico in cui il sapere scientifico e la visione estetica coincidono nel riconoscimento della perdita. “Fallout” si inscrive nel discorso più ampio sulla materialità della catastrofe: ciò che appare come installazione visiva è in realtà un sistema di correlazioni tra entropia, tempo e linguaggio. L’opera pone una domanda radicale: come può la rappresentazione sopravvivere all’estinzione dei suoi referenti?



EN |


“Fallout” is a site-specific installation that investigates the fragility of living systems and the ways in which environmental transformation alters the perception of what is organic, technological, and relational. At its center, a video sculpture organizes the visual structure of the work: three projections depict magpies in a neutral space, gradually covered by white soil. The action is not representational but phenomenological, a process of concealment that exposes the viewer to the measure of the irreversible. The soil operates as a liminal material, a boundary between the biological and the inorganic. It embodies a double tension: purification and annihilation, memory and erasure. The magpies, ambiguous symbols of survival and appropriation, become figures of an ecosystem in disintegration, thresholds between instinct and cognition, organism and sign. The introductory documentary functions not as didactic apparatus but as a field of cognitive immersion: it exposes the empirical data of the climate crisis and translates them into a perceptual experience of time. The passage from the real to the symbolic is not narrative but ontological. A red beam of light traverses the space as an analytic, rather than emotional, presence. It acts upon the spectator’s body, altering perceptual depth and producing a tension between visibility and disappearance. In dialogue with drawings, maps, and diagrams, the light defines an epistemic field in which scientific knowledge and aesthetic perception coincide in the awareness of loss. “Fallout” situates itself within the discourse on the materiality of catastrophe. What appears as a visual installation is in fact a system of correlations between entropy, time, and language. The work formulates a radical question: how can representation survive the extinction of its referents?

Painting on gloss and Maps